75 anni fa: la prima mimosa ed il primo voto alle donne!

Con la fine della guerra, l’8/3/1946, la “Giornata della Donna” fu commemorata in tutta Italia (l’UDI l’aveva celebrata l’anno prima nelle zone già liberate) e comparve per la prima volta il suo simbolo: la mimosa, tuttora un’immagine simbolica significativa per ricordare le lotte comuni delle donne. La scelta della mimosa si deve a Teresa Mattei che, a 24 anni, sarà in seguito la più giovane deputata e una delle 21 madri costituenti.

Da 75anni l’8 marzo rappresenta un appuntamento di mobilitazione per l’affermazione dei diritti delle donne, che si sono passate il testimone di generazione in generazione, portando avanti una politica di lotte e conquiste, costruendo relazioni tra donne per ottenere e difendere libertà legate al lavoro, alla maternità, alla salute, alla sessualità, all’autodeterminazione, contrastando ogni forma di discriminazione, di violenza e di tentativo di possesso dei loro corpi.

Ogni donna libera, di tutte le età, deve sentirsi riconoscente verso quelle donne che hanno contribuito, anno dopo anno, a ricordare e fare il punto sulle loro conquiste, a proporre ciò che ancora mancava e manca per la libertà e l’uguaglianza tra donne e uomini nella nostra società. E’ un dovere celebrare il tanto lavoro fatto dalle donne venute prima di noi, che ci permette oggi di godere di libertà e diritti che fino ad un secolo fa non esistevano, che abbiamo, che spesso ignoriamo o che non difendiamo abbastanza.

In questo marzo ricorre anche il 75°anniversario del riconoscimento alle donne del diritto di essere elette; il DL 74-10/3/1946, colmando una lacuna di cittadine dimezzate dato che il DL 23-1/2/1945 aveva riconosciuto alle donne solo il diritto all’elettorato attivo, chiudeva positivamente un percorso culturale, giuridico e di lotta delle donne che era durato oltre un secolo.

Le prime elezioni amministrative alle quali le donne furono chiamate a votare si svolsero dal 10 marzo 1946 in 5 turni, mentre le prime elezioni politiche, insieme al Referendum monarchia-repubblica, si tennero il 2 giugno 1946.

Le Repubblica italiana è una repubblica di donne e uomini, di madri e di padri, perché le donne sono state protagoniste della nascita e della costruzione della Repubblica; hanno partecipato alla battaglia di liberazione contro il fascismo e si sono mobilitate per conquistare il diritto al voto e per convincere le italiane ad esercitarlo.

Avete mai pensato che se non ci fossero state le donne, con le loro tenaci battaglie di emancipazione e liberazione, attraverso un profondo intreccio con le associazioni, i movimenti, i sindacati, i partiti, le istituzioni, l’Italia oggi sarebbe un Paese arretrato?

Purtroppo, anche in occasione di questo 8 marzo, dobbiamo constatare con sconcerto e rabbia che il contatore della violenza maschile sulle donne non si è fermato; discriminazioni e violenze continuano ad essere esercitate nell’indifferenza generale della politica e nella tolleranza collettiva, culturale e sociale.

Oltre al dolore e allo sgomento davanti a notizie così tragiche, i recenti fatti di cronaca ci obbligano a riflettere sulle dimensioni della violenza domestica e dei femminicidi, che non sono che la punta dell’iceberg con una vittima ogni 60 ore, a cui rischiamo tristemente di assuefarsi (in Piemonte nel 2020 si sono avuti 15 casi – 1 a Carmagnola – e Carmagnola ha aperto il macabro conteggio regionale del 2021).

La violenza maschile che annienta la dignità e spesso distrugge la vita delle donne si manifesta in vari modi: donne uccise, stuprate, sfigurate, segregate, emarginate, maltrattate, dimenticate, sfruttate, sottopagate, svilite, discriminate… E’ nutrita da una cultura del possesso e negazione dei diritti, da una cultura patriarcale e sessista che continua ad associare ruoli di prestigio e di potere agli uomini e nel momento in cui le donne provano a farsi spazio le ostacola con pregiudizi, denigrandole.

E’ molto difficile misurare la violenza, perché quella contro le donne, che coinvolge spesso anche i figli, e contro le donne anziane, sottostimata e sottovalutata, è ancora una violenza sommersa e taciuta.

Tante le azioni per arginare il fenomeno, ma la prevenzione della violenza sulle donne passa attraverso un cambiamento della società, dalla famiglia alla scuola, ai luoghi di lavoro e di aggregazione, modificando il linguaggio e gli stereotipi che ingabbiano donne e uomini.

L’Italia non è ancora un paese per “donna”.

Siamo in uno stato di emergenza, ma il paradosso è che questa “emergenza” è sistemica perché ogni giorno vi sono notizie di femminicidi, violenze domestiche, discriminazioni, molestie e stupri.

La crisi in cui ci troviamo può riportare indietro le lancette della recente storia femminile, perché non esistono deleghe o tutele che possano garantirci da ritorni al passato e da tentativi di restaurazione.

Non bisogna dare nulla per scontato, tantomeno i diritti delle donne ed i diritti civili, che sono una conquista recente, anzi dobbiamo proseguire il cammino di crescita, uguaglianza e difesa dei diritti che le donne prima di noi ci hanno affidato e che vogliamo trasmettere alle nostre figlie e figli.

Ai più scettici diciamo che ormai è ampiamente dimostrato che i diritti delle donne sono i diritti di tutti e vanno garantiti ed ampliati per costruire un mondo migliore; la democrazia cresce assieme ai diritti che garantisce: più cittadini vengono tutelati, più si rafforzano le libertà collettive, rendendo tutte e tutti noi più forti e sicuri, nel rispetto delle libertà fondamentali di ogni individuo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: