8 dicembre 2018: not in my name.

8 dicembre, assisto al telegiornale alla cronaca della giornata. 

Sgomento per i ragazzi morti e feriti a Corinaldo, a cui va tutto il nostro cordoglio, e l’augurio che le responsabilità vengano chiarite al più presto. 

E poi le immagini dalla piazza romana. Tutte le manifestazioni politiche devono svolgersi liberamente e ogni partito deve poter dire la sua. 

Ma qualcosa, in quelle immagini, mi interroga. 

1) il Ministro dell’Interno che va ad una manifestazione del suo partito con scritto sul petto “POLIZIA”: con che diritto realizza questa assimilazione?  

2) i sindaci sul palco con la fascia tricolore, con che diritto usano questo simbolo in una manifestazione di partito? Non dovrebbero usarlo quando rappresentano “tutta” la loro comunità? O forse nelle loro città sono tutti e solo leghisti? 

3) il segretario della Lega chiede alla piazza il mandato a trattare a nome di tutti gli Italiani? E questo mandato lo chiede alla piazza affollata dai sostenitori del suo solo partito? 

Solo io vedo stridentissime contraddizioni in tutto ciò? 

Credo che dobbiamo interrogarci profondamente su questa deriva, nella quale vedo tutti i germi del totalitarismo (ovvero, vedere dizionario, un sistema nel quale un unico partito concentra tutti i poteri e domina l’intera società). 

Non sto dicendo che siamo in dittatura, sto dicendo che la Lega e i suoi capi pretendono di parlare a nome di tutti noi. 

A Salvini che chiede chiede “il mandato di andare a trattare con l’Ue non come ministro ma a nome di 60 milioni di italiani” rispondo che, per quanto mi riguarda, QUEL MANDATO NON CE L’HA.

Carmagnola Insieme é una formazione civica, ma Carmagnola non é un’isola, vive in questa Italia e deve, secondo me, discutere anche di questo. 

Il dibattito é aperto.