Verso il 25 novembre: Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne

La violenza maschile sulle donne, che ne annienta la dignità e spesso distrugge le loro vite, si manifesta in vari modi: donne uccise, stuprate, sfigurate, segretate, emarginate, maltrattate, dimenticate, sfruttate, sottopagate, svilite, discriminate… La violenza attraversa ogni aspetto dell’esistenza, controlla e addomestica i corpi e le vite delle donne: in famiglia, sui luoghi di lavoro, a scuola, all’università, per strada, di notte, di giorno, negli ospedali, sui media, sul web…

E’ nutrita da una cultura del possesso e negazione dei diritti delle donne, da una cultura sessista che continua ad associare ruoli di prestigio e di potere agli uomini e nel momento in cui le donne provano a farsi spazio, le ostacola con pregiudizi e battute pesanti, denigrandole.
E’ molto difficile misurare la violenza, perché quella contro le donne (e contro le donne anziane, sottostimata e sottovalutata) è ancora una violenza sommersa e taciuta; tra i motivi principali per cui le donne tendono a non denunciare violenze e abusi, ci sono la vergogna e la convinzione di poter risolvere la situazione da sole.

Ecco il bollettino della “guerra degli uomini contro le donne” nel nostro Paese:
Una donna tra i 16 e i 70 anni su tre, cioè 6.788.000 persone, in Italia, subisce abusi fisici o sessuali. Nel 2016 sono state uccise 145 donne (141 nel 2015) e 112 casi, cioè il 77%, sono avvenuti in ambito familiare: il 77% delle donne uccise è stato vittima del coniuge o del convivente. Tra il 2006 e il 2016 ci sono stati 1.740 casi di femminicidio: una media di 174 all’anno, uno ogni due giorni.
Nei primi sei mesi del 2018, sono state uccise 44 donne, il 30% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dimostrazione che «nonostante l’introduzione del reato di stalking le cose sono peggiorate». Ogni 60 ore viene uccisa una donna. Nel 40% dei casi vengono usate armi da taglio, nel 13% armi da fuoco e nel 18% dei casi gli omicidi avvengono per strangolamento.
Ogni 12 secondi, secondo le stime, una donna è vittima di violenza, ma solo in un caso su dieci si rivolge alle forze dell’ordine. Almeno il 25% delle donne è stato molestato online. Sono quasi 3.5 milioni le donne che hanno subito stalking nel corso della loro vita, cioè il 16,1% del totale: il 41% di esse dall’ex partner, il 59% da altre persone.
In meno di tre anni, tra il gennaio 2012 e l’ottobre 2014 la conseguenza di 319 donne uccise, 209 delle quali in ambito familiare, sono stati 417 orfani. (*)

I numeri ci dicono che le “mura domestiche”, che dovrebbero conservare affetti, proteggere sentimenti, dare concretezze alle idee condivise e conforto vicendevole, nel nostro Paese uccidono più della mafia, più della delinquenza organizzata; e se non uccidono lasciano danni incancellabili. Lo scenario è drammatico ed è stato coniato un termine nuovo: femminicidio, per poter raccontare l’assurdità del gesto, mentre non sappiamo ancora come descrivere il dolore delle sopravvissute, delle scampate, vittime di un gesto illogico da parte di un uomo che un tempo avevano perfino chiamato “amore”.
I mostri sono nutriti da relazioni sbagliate che trasformano la vita quotidiana in un campo di battaglia, mentre l’umanità è stata svenduta senza che ce ne accorgessimo e si vive come fossero normali le tragedie che si susseguono, una dopo l’altra, in una silenziosa complicità dietro ogni delitto. (Poi ci sono i bambini che hanno perso la madre per colpa del padre o del compagno assassino; loro sono gli “effetti collaterali”, vittime di cui si parla poco, ma su cui ricade tutta la violenza di questi uomini brutali).
Ai soprusi che arrivano alle cronache, ne possiamo aggiungere numerosi altri di cui nessuno parla, una vita di ordinarie barbarie nascoste nelle camere da letto, con il silenzio complice della porta accanto.
C’è anche tutto il tema della violenza sulle donne anziane, che costituiscono il segmento più vulnerabile della popolazione, doppiamente fragili per età e per genere; gli abusi nei loro confronti sono in costante e preoccupante crescita, ma restano un fenomeno poco indagato e poco conosciuto, taciuto per pudore e vergogna.
La violenza maschile sulle donne è la fotografia del possesso di cui la nostra società è malata e continua ad essere esercitata nell’indifferenza generale della politica e nella tolleranza collettiva, culturale e sociale. Anche le giustificazioni sono un retaggio della nostra storia patriarcale che considerava normali molti abusi e violenze sulle donne fino a pochi decenni fa.
La violenza maschile sulle donne può essere affrontata solo con un cambiamento culturale ed una nuova società è possibile se mettiamo in campo politiche per costruire un mondo in cui le relazioni siano migliori, partendo dal riconoscimento della libertà di poter agire e vivere, indipendentemente dai modelli stereotipati, superando i meccanismi che determinano atteggiamenti di possesso e di negazione dei diritti delle donne.
Il vero cambiamento che farebbe avanzare l’intero Paese, non può che mettere i diritti e la libertà delle donne al centro delle sue scelte strategiche e politiche, perché i diritti sono l’unico antidoto al totalitarismo ed i diritti delle donne sono da sempre garanzia di crescita dell’autodeterminazione del genere umano; il rispetto delle donne deve venire prima del rispetto della fede religiosa e delle tradizioni. Le discriminazioni sulle donne, così diffuse nel nostro Paese, dimostrano che la nostra democrazia non è ancora compiuta e non dobbiamo dimenticare che in un Paese diseguale, i più deboli pagano il prezzo più alto.
La nostra società ha gli anticorpi per opporsi alle derive che si stanno affacciando sulla scena politica; dai tentativi di ridurre i diritti delle donne, dei migranti e delle diversità in generale; ma va affrontato il pericolo di quella che Primo Levi definiva la zona grigia della società: tante individualità pronte a girare la testa dinanzi all’imbarbarimento, in cambio di piccoli privilegi.
E’ un cammino lungo, faticoso, ma non impossibile. Noi donne siamo consapevoli che la regressione culturale è forte, ma siamo altrettanto convinte che dalle donne possiamo e dobbiamo ripartire. Abbiamo alle spalle il tanto lavoro fatto dalle donne venute prima di noi, che ci permette di godere di libertà e diritti che fino ad un secolo fa non esistevano, ma dobbiamo seguitare ad impegnarci per essere promotrici di una rivoluzione culturale contro il maschilismo, il patriarcato, il sessismo e le discriminazioni, per costruire un Paese migliore per le donne e quindi per tutti!

Vilma Nicolini per Carmagnola Insieme

(*) dati tratti dai materiali ufficiali dalla criminologa Monica Di Sante, vicepresidente di Ips: I professionisti della sicurezza.