Verba Volant

Il discorso pronunciato il 5 giugno da Giuseppe Conte nell’aula del Senato, in occasione del voto di fiducia al nuovo governo, è stato ampiamente analizzato e commentato.
Una frase che ha riscosso una certa attenzione è la seguente: “Le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere populiste e antisistema. Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo”.
Non mi convince, ma ho evitato commenti a caldo. Ci ho pensato su. Ho anche aperto, per scrupolo, il vocabolario. E non ho dubbi: populismo non è ascoltare i bisogni della gente.

Il nuovo capo del governo ha usato un artificio retorico piuttosto comune: si pone una premessa falsa, e da questa si trae una conclusione di comodo.
Un esempio per capirci? Una frase scherzosa che avrete sentito un’infinità di volte: “Se mio nonno aveva le ruote, era una carriola”. Non voglio buttarla in caciara, mi interessa evidenziare il meccanismo. E allora uso un esempio più calzante.
Mi sono imbattuto in un articolo di stampa che attribuisce ad Almirante questa frase: “Se fascismo significa essere fieri e onesti figli di questa nostra Patria allora sì, allora noi missini siamo fascisti”. Con tutta evidenza, essere fascisti non significa essere onesti patrioti, ma seguaci di una dottrina totalitaria che ha condotto l’Italia alla guerra, alla fame e alla rovina.
Il trucco è mettere una premessa accomodante. E quanti esempi troviamo sui social media: se essere razzisti significa mettere gli italiani al primo posto, ebbene sì sono razzista. Se volere la certezza della pena significa essere giustizialista, ebbene sì…
E su questa strada lastricata di “se” si aprono le porte a tutti i “ma”: non sono razzista ma, non sono omofobo ma, non sono maschilista ma, non ce l’ho coi meridionali ma…
Curioso che tutti questi simpatizzanti del massimalismo, dell’intransigenza, delle maniere spicce, che dovrebbero essere persone, come si usa dire, “senza se e senza ma”, finiscano per essere grandi estimatori dei SE e dei MA.
Ecco, questo mi pare il contesto umorale nel quale il discorso di Conte trova la sua collocazione. “Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo”.
Ma il populismo NON E’ ascoltare i bisogni della gente.
Per ricordarci cosa sia, potrebbe essere utile QUESTO ARTICOLO (non recentissimo ma ancora attuale) di Luca Sofri su Il Post.
A sensazione, se penso alle manipolazioni grilline e alla propaganda leghista, mi pare che “populismo” sia il tentativo di “servirsi” del popolo, non di “servirlo”.